Fiandre
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XVI secolo
L’arazzo è un tipico prodotto delle cosiddette manifatture della Marche, situate nelle due vicine città di Aubusson e Felletin, nella regione omonima della Francia centrale. Per almeno tre secoli, a partire dalla fine del XV secolo, questi furono importanti centri per la tessitura di arazzi istoriati.
La sezione centrale della scena, ricoperta di piante fiorite e incorniciata a sinistra da grandi foglie e a destra da un albero di dimensioni ridotte, presenta due gruppi di animali in lotta: un camelide aggredito da un felino di colore blu, probabilmente una pantera, e assalito alle spalle da un animale bruno con le zanne minacciosamente scoperte, forse un cane, tradizionalmente metafora del bene. A sinistra, un altro essere fantastico, una sorta di grifone alato con corpo di cervo, si avventa su un asino (o una cerva?), con gli artigli ben visibili e il becco adunco spalancato, dal quale sporge una lingua a forma di freccia. Per questo motivo potrebbe rappresentare un drago, tradizionale sostituto del diavolo, configurando così anche questo secondo gruppo come un’allusione a un conflitto simbolico tra forze positive e negative.
Nella parte superiore del tessuto sono intrecciati quattro uccelli: al centro, un grande volatile simile a uno struzzo che, pur minacciato da un rapace che si avventa su di lui, non mostra segni di inquietudine. Altri due uccelli sono posati serenamente su grandi foglie accartocciate che, una per lato, chiudono la parte superiore della scena come un fondale, aprendosi su un paesaggio rurale in cui si distinguono un villaggio e colline lungo il corso di un fiume in lontananza.
L’arazzo è completato da una cornice su tutti e quattro i lati con bordure su fondo bruno, decorate da un fregio continuo di fiori, foglie e frutti, tra cui si riconoscono piccoli animali (uno scoiattolo, una volpe, un coniglio e due uccelli). Le cimose originali — che spesso recavano i marchi dei tessitori o delle manifatture, sebbene nessuno degli esemplari superstiti di questo tipo di arazzo li presenti e possa quindi essere documentato o datato con precisione — sono mancanti, sostituite da un rifacimento moderno. Il tessuto è stato realizzato con trame di lana piuttosto spesse, con tonalità limitate al verde, beige e marrone, sia nella scena sia nella bordura.
Come sempre, di fronte ad arazzi appartenenti a questa tipologia, nota come feuilles de chou, popolata di animali spesso in lotta tra loro e inseriti entro (o davanti a) foreste di foglie minacciose e arricciate, si rimane incerti sull’interpretazione delle scene: se debbano essere considerate semplici fantasie naturalistiche, forse ispirate alle descrizioni delle misteriose terre d’America o d’Asia scoperte dai navigatori europei, oppure se, per via dei conflitti tra gli animali raffigurati, costituiscano metafore religiose alimentate dalla lunga tradizione dell’allegorismo zoologico derivato dai bestiari medievali.
In quest’ultimo caso, la foresta con le sue grandi foglie potrebbe rappresentare metaforicamente la vita terrena, costellata di insidie e tentazioni, teatro dello scontro tra bene e male, mentre gli uccelli potrebbero essere interpretati come le anime dei fedeli, ormai distanti — o solo marginalmente toccate — dai conflitti terreni.
Al di là dei suoi significati nascosti, l’arazzo, certamente antico, ragionevolmente ben conservato e di facile lettura, si presta anche ad arredare uno spazio moderno grazie alla piacevolezza del soggetto. Esso appartiene a una sottocategoria ben definita dei cosiddetti arazzi a grandi foglie (o feuilles de chou), che tuttavia manca ancora di studi approfonditi. Queste opere sono comunque presenti nei musei, soprattutto in Francia, e in diverse collezioni private. L’origine di tali arazzi è generalmente attribuita ai centri francesi delle Marche, sebbene anche le manifatture fiamminghe di Oudenaarde documentino la produzione di arazzi a grandi foglie.
Un arazzo simile, in condizioni migliori, si trova a Fabriano (Italia).
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